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Una strategia che pensi al futuro del nostro patrimonio edilizio non può non tenere conto dei più evoluti parametri di efficienza energetica. Le tecnologie sono disponibili e pronte a garantire risparmio, sia economico che in termini di risorse utilizzate, oltre alla durabilità dei sistemi applicati.

Bassi costi dell’energia e investimenti, driver della sostenibilità

Un quadro significativo di quale accelerazione abbia subito il tema del risparmio energetico e i modelli imprenditoriali ispirati all’economia circolare, lo conferma ogni anno la Fondazione Symbola con il suo attesissimo Report GreenItaly.

La tecnologia green ha compiuto enormi progressi e in questi 10 anni il costo dell’elettricità da fotovoltaico, si è contratto dell’81%, e quello dell’eolico del 46%. In un decennio nel mondo sono stati investiti oltre 2,6 miliardi di dollari in rinnovabili col nostro Paese che, nonostante il forte rallentamento negli ultimi anni, è il settimo al mondo dopo Cina, Usa, Giappone, Germania, Gran Bretagna e India”, ci racconta Domenico Sturabotti, direttore della Fondazione Symbola citando i dati 2019 (i nuovi dati saranno resi noti il prossimo mese di novembre, NdR).

“Oggi l’Italia è il Paese europeo con la più alta percentuale di riciclo sulla totalità dei rifiuti (urbani, industriali, ecc.): il 79%. Nell’economia italiana, questo riciclo comporta un risparmio potenziale pari all’ equivalente di 21 milioni di tonnellate di petrolio e 58 milioni di tonnellate di CO₂. Questi valori sono pari rispettivamente al 12,5 % della domanda interna di energia e al 14,6% delle emissioni. L’Italia in questi anni è diventata quarto produttore mondiale di biogas dopo Germania, Usa e Cina. Oltre ad essere uno dei campioni della chimica verde”.

facciate ventilate: nuova vita agli involucri

Un bilanciamento globale delle emissioni in atmosfera

Nel 2019 le emissioni globali di anidride carbonica sono rimaste invariate a 33 gigatonnellate, anche se l’economia mondiale è cresciuta del 2,9% (Dati IEA – International Energy Agency). Dato del quale gioire se non fosse che è frutto di un delicato bilanciamento tra Occidente, che sta contenendo le emissioni, e Oriente, che le sta aumentando.

Il dato incoraggiante è probabilmente il risultato del calo delle emissioni derivanti dalla produzione di energia elettrica nelle economie avanzate, grazie al peso crescente delle fonti rinnovabili (soprattutto eolico e fotovoltaico), al passaggio dal carbone al gas naturale e all’aumento della produzione di energia nucleare. Altri fattori che hanno concorso a questo risultato sono stati il clima più mite in diversi Paesi e il rallentamento della crescita economica in alcuni mercati emergenti.

 

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Facendo una overview, possiamo dire che gli Stati Uniti hanno registrato il maggior calo di emissioni su base nazionale, con una diminuzione di 140 milioni di tonnellate, pari al 2,9%. Ad oggi le emissioni statunitensi sono scese di quasi 1 gigatonnellata rispetto al picco del 2000.

Nel 2019 le emissioni nell’Unione Europea sono diminuite di 160 milioni di tonnellate, pari al 5% del totale, grazie al settore energetico. Il gas naturale ha prodotto più elettricità del carbone per la prima volta, mentre l’elettricità eolica ha quasi raggiunto quella a carbone. Le emissioni del Giappone sono diminuite di 45 milioni di tonnellate, pari a circa il 4%, il calo più significativo dal 2009, con l’aumento della produzione dei reattori nucleari riavviati.

Nello stesso periodo le emissioni nel resto del mondo sono invece cresciute di 400 milioni di tonnellate, con quasi l’80% dell’aumento proveniente dai paesi asiatici dove la produzione di energia elettrica a carbone ha comunque continuato a crescere.

Gli obiettivi di risparmio energetico per il patrimonio edilizio

Il settore della progettazione, preparato ad un design consapevole e diffuso, da molti anni non considera più l’efficienza come un obiettivo virtuoso ma come un parametro costante, un elemento intrinseco delle proprie metodologie.

Secondo il rapporto della Global Alliance for Buildings and Construction (presentato a dicembre 2019 alla COP25 di Madrid) edifici, abitazioni e settore dell’edilizia pesano per il 36% dell’intero consumo energetico globale, per il 50% delle estrazioni di materie prime e per un terzo del consumo di acqua potabile.

Sempre gli edifici e il settore dell’edilizia sono inoltre responsabili del 39% di tutte le emissioni di CO2 nel mondo. L’11% di queste emissioni sono generate nella fase del processo di edificazione (compreso il ciclo produttivo dei materiali necessari alla costruzione). Il restante 28% viene generato dalla loro gestione, ovvero dall’energia utilizzata per riscaldare, raffreddare e illuminare. Si prevede che il patrimonio edilizio mondiale raddoppierà entro il 2060. Per questo motivo gli esperti del World Green Building Council sostengono che per combattere il cambiamento climatico è quindi cruciale ridurre le emissioni anche nella fase iniziale (pre-uso) degli edifici. 

A fronte di uno scenario così impattante sull’ambiente, la vision europea prevede che entro il 2030 tutti i nuovi edifici, le infrastrutture e le riqualificazioni emettano il 40% in meno di CO2. Questo risultato si può raggiungere solo con riduzioni significative delle emissioni generate durante la fase di costruzione e durante il processo produttivo dei materiali utilizzati. Verrà inoltre richiesto che tutti i nuovi edifici azzerino le emissioni di anidride carbonica in fase d'uso.

 

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Palazzo Sinfonia
guarda il progetto

 

Per raggiungere gli obiettivi futuri di risparmio energetico è necessario intervenire in modo sempre più sistematico sui “vecchi” edifici esistenti, che rappresentano una buona fetta del parco immobiliare italiano. Le analisi dicono che in Italia vi sono circa 12,1 milioni di edifici residenziali e il 74% di questi è stato realizzato prima degli anni ’80: si tratta dunque di abitazioni vecchie ed energivore.


 

Gli obiettivi di riduzione delle emissioni IN NUMERI

Al COP25 di Madrid, nel dicembre 2019 – la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici – più di settanta Stati si sono impegnati ad azzerare le emissioni di CO2 entro il 2050. I piccoli stati insulari si sono imposti come obiettivo il raggiungimento della neutralità climatica passando, entro il 2030, al 100% di energia rinnovabile.

Non meno interessante il tema dei fondi di investimento: alcuni dei più grandi fondi d’investimento mondiali, che controllano 2 miliardi di dollari, si sono impegnati a passare entro il 2050 a portafogli di investimento a zero emissioni di carbonio.

Sul versante Europeo, il quadro delle azioni per il clima e l'energia comprende obiettivi operativi e politici in riferimento al periodo 2021-2030.
I risultati da raggiungere sono:

  • una riduzione almeno del 40% delle emissioni di gas a effetto serra (rispetto ai livelli del 1990);
  • una quota almeno del 32% di energia rinnovabile;
  • un miglioramento almeno del 32,5% dell'efficienza energetica.

Il quadro è stato adottato dal Consiglio europeo nell'ottobre 2014. Gli obiettivi in materia di energie rinnovabili e di efficienza energetica sono stati rivisti al rialzo nel 2018.

 

 

Soluzioni efficaci  per garantire gli obiettivi di risparmio energetico

Dato oramai per assodato che patrimonio costruito derivi una percentuale consistente di emissioni di CO2 in atmosfera, per riportate in efficienza la moltitudine di edifici vetusti ed energivori bisogna mettere in atto una strategia congiunta che deve prevedere un lavoro sinergico tra le soluzioni costruttive e quelle di impianto.

 

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Complesso residenziale Orti Antichi
guarda il progetto

 

La chiusura verticale opaca è normalmente la porzione d’involucro con la maggior superficie delimitante il volume riscaldato. Per questo motivo si deve applicare tutta la competenza disponibile per progettarle e realizzarle con modalità tali da garantire bassi consumi (sia per il riscaldamento invernale che per il condizionamento estivo) e prestazioni uniformi e costanti nel tempo.

 

Una pelle che rende efficiente l’involucro

Oltre a fornire i vantaggi di alta resistenza e di bassa sensibilità all’azione della pioggia battente, le pareti ventilate consentono di implementare ed ottimizzare la prestazione energetica della parete opaca.

E' importante che l’intercapedine sia collegata a griglie di immissione e di espulsione dell’aria esterna opportunamente regolabili, così da governare il moto dell’aria all’interno della parete. Nelle normali condizioni di funzionamento, tale movimento è di tipo ascendente e da luogo al cosiddetto “effetto camino”.

 

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Facciata Ventilata Datalogic
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In regime estivo lo schermo dell’involucro è in grado di riflettere parte dell’irraggiamento solare diretto, assorbirne una quota parte, aumentando la propria temperatura, e trasmetterne per irraggiamento la restante. Parte del calore viene smaltito per l’effetto della ventilazione che determina una riduzione dei valori della temperatura nell’intercapedine.

Nella stagione invernale il vantaggio derivante dalla ventilazione dell’intercapedine consiste in una rapida evaporazione o smaltimento del vapore acqueo; la ventilazione può essere attivata in misura consistente solo quando sussistano le condizioni termoigrometriche più favorevoli, altrimenti, si possono avere effetti controproducenti quali, ad esempio, abbondanti formazioni di condensa, brina o ghiaccio. In fase di progetto sarà necessario valutare se necessario installare un sistema di ventilazione meccanica controllata che risponderà alle condizioni climatiche stagionali.

 

Standard elevati  per raggiungere parametri nZEB (nearly Zero Energy Building)

Il comportamento termoenergetico di involucri opachi di facciata dotati di un rivestimento a parete ventilata assicura grandi vantaggi nel raggiungimento di elevati standard di risparmio energetico e nella realizzazione di “edifici a energia quasi zero”. Vi è infatti la possibilità di:

  • ridurre il carico termico sull’edificio grazie alla parziale riflessione della radiazione solare incidente sulla facciata da parte del rivestimento ed all’eventuale ventilazione in intercapedine;
  • realizzare uno strato di isolamento termico omogeneo e continuo, facilmente raccordabile alle linee di imposta dei telai delle chiusure trasparenti, per il totale controllo dei ponti termici sui vari fronti di facciata;
  • aumentare sino a 15-20 cm lo spessore dell’isolamento termico senza incontrare particolari difficoltà tecniche ed elevati incrementi di costo. Si possono così adottare spessori tali da conferire all’edificio un comportamento energetico molto conservativo, minimizzando le dispersioni, privilegiando l’accumulo termico e riducendo ai minimi termini il fabbisogno energetico.

facciate ventilate: nuova vita agli involucri